Natale in crisi. Non è il nuovo cinepanettone in uscita né l’elucubrazione pessimistica di un aruspice depresso. È semplicemente quello che ci aspetta, un mese di insostenibile stallo e di controversa attesa, proiettati in un prossimo futuro quanto mai nebuloso e perturbato. Dalla convocazione di Fini e Schifani da parte del Presidente della Repubblica emerge un quadro desolante e desolato, pieno di fratture e lacerante attendismo. La decisione salomonica di Napolitano è emersa pochi minuti dopo la fine dell’incontro: il 14 dicembre si voterà fiducia e sfiducia, contestualmente al Senato e alla Camera. Il problema qui si fa prettamente numerico: essendo i senatori di numero inferiore rispetto ai deputati, il risultato (favorevole o meno al Premier) comincerà ad aleggiare a votazione ancora in corso. Gli scenari che si aprono sono legati a filo doppio al potere persuasivo di Berlusconi e alla fedeltà alla causa dei dissidenti. Se mancasse la fiducia e si dovesse prospettare concreta la possibilità di elezioni anticipate, nessuno dei dissidenti farebbe parte del nuovo governo se fosse ancora la corazzata Pdl-Lega ad avere la meglio. A scongiurare il voto e ad auspicare un rimpastone di maggioranza ci ha pensato ancora Napolitano, che all’inaugurazione della restaurata biblioteca del Quirinale si è lasciato scappare una battuta che ha lasciato filtrare le speranze che provengono dal Colle: «Spero di venire qui più spesso – dice – e spero, di qui al 2013, di non essere costretto a rifugiarmi qui come in una oasi rispetto a un mondo politico e istituzionale sempre perturbato». Lunga vita all’esecutivo, sembra sussurrare il Presidente, sempre e solo per il bene e la stabilità del paese. Un po’ come questa attesa, accettata formalmente per votare una finanziaria necessaria, e accolta con animi ben diversi dagli schieramenti politici che ci rappresentano. Tutti danno l’idea di tapparsi il naso per non respirare gli olezzi putrescenti che provengono dagl’inferi della politica, in realtà, ognuno continuerà a fare il suo gioco, chi dedicandosi al mercante in fiera (a patto di tenere sempre il banco), chi cimentandosi nel tormentone del momento, il gioco delle mani libere, libere di votare anche contro la legge di stabilità. Comunque vada a finire c’è il rischio concreto di una sconfitta su tutta la linea. Un Berlusconi bis senza voto presenterebbe una situazione di precarietà che solo un lavoratore italiano la potrebbe concepire. Il voto anticipato, qualunque sia il suo esito, comporterebbe una situazione di stallo che si protrarrebbe almeno fino a maggio, quando il nuovo esecutivo potrebbe cominciare il suo lavoro. Se commettessimo l’imprudenza di guardare oltre i nostri confini, capiremmo quanto si profila lunga l’attesa e quanto non possiamo permetterci di attendere. La Grecia è crollata, l’Irlanda è alla canna del gas, il Portogallo barcolla pericolosamente. E l’Italia? L’Italia aspetta, aspetta ma ha perso anche la voglia di sperare.
Alessio Moriggi
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